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	<title>Giuseppe Visceglie Antiquario &#187; Articoli</title>
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	<description>Giuseppe Visceglie - Antiquario, importazione diretta da tutta Europa di mobili, quadri, oggetti e curiosità d&#039;epoca, ecc</description>
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		<title>Nella galleria antiquaria approda un retaggio del principe dell&#8217;intarsio</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 10:06:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ancora un colpo grosso di Giuseppe Visceglie nel regno del passato Forse non è di Giuseppe Maggiolini, ma certamente della sua scuola, il prezioso tavolino in noce che è approdato nella galleria antiquaria di Giuseppe Visceglie in via Calefati 161 e 167. Si tratta di un &#8220;oggetto del desiderio&#8221; di grande prestigio che nella parte [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ancora un colpo grosso di Giuseppe Visceglie nel regno del passato</strong></p>
<p>Forse non è di Giuseppe Maggiolini, ma certamente della sua scuola, il prezioso tavolino in noce che è approdato nella galleria antiquaria di Giuseppe Visceglie in via Calefati 161 e 167. Si tratta di un &#8220;oggetto del desiderio&#8221; di grande prestigio che nella parte centrale sfoggia un mega medaglione con una ridda di strumenti musicali che vanno dall&#8217;arpa ai flauti incrociati tutti attorniati da policromi festoni e ghirlande floreali. Anche i riquadri tondeggianti che si snodano tutti intorno sono realizzati in legno di frutto come il bosso e il pistacchio. Da quanto si è potuto apprendere il tavolino è riconducibile ad un cartone preparatorio disegnato dall&#8217;architetto Giuseppe Levati. Ricordiamo che il grande ebanista, nato nel 1738 a Parabagio, un tiro di schioppo da Milano, tra i suoi clienti annoverava principi e cardinali.<br />
Il crescente successo però non gli diede alla testa, forse perché era arrivato al traguardo in età matura, dopo lunghi anni di gavetta. Figlio di un umile guardaboschi, il mestiere di un intarsiatore lo apprese dalla viva voce dei frati del monastero di Sant&#8217;Ambrogio, dove i suoi lo avevano sistemato nella speranza che prendesse i voti. Tra i frati del convento c&#8217;erano molti rampolli di sangue blu &#8220;sottratti alla riproduzione&#8221; per lasciare intatto il patrimonio familiare. Religiosi, dunque, colti e  raffinati, ai quali il diligente frate ebanista rubò tutti i segreti dell&#8217;intarsio certosino. All&#8217;età di vent&#8217;anni la svolta decisiva. Giuseppe Maggiolini capito di non avere la vocazione per il cenobio; lasciò quindi il convento e mise su una bottega per proprio conto. Il successo arrivò nei panni dell&#8217;architetto Levati. Costui, un giorno, entrato per caso in quella bottega, rimase affascinato dalla festosa policromia degli intarsi che l&#8217;artista riusciva a realizzare con non comune maestria. Giuseppe Levati gli commissionò all&#8217;istante un canterano. E quando l&#8217;opera fu pronta mando in visibilio, per la raffinatezza del disegno e dell&#8217;esecuzione, non solo l&#8217;architetto ma anche i suoi numerosi amici disangue blu. Fioccarono così altre ordinazioni; tra i clienti primeggiava l&#8217;arciduca Ferdinando d&#8217;Austria. Quest&#8217;ultimo nonesitò a respingere i mobili realizzati da altri ebanisti. E , tra l&#8217;invidia di costoro, così si espresse sul conto dell&#8217;intarsiatore-doc, indirizzandogli una missivia personale: &#8220;Tra i vostri fiori e il fondo in cui sono incastonati si può girare intorno in carrozza!&#8221;</p>
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		<title>E&#8217; della scuola del Correggio la santa Caterina dell&#8217;antiquario</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 17:05:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Colpisce la particolare iconografia religiosa che assume i toni di un discorso colloquiale e intimissimo, intriso di affetti domestici E&#8217; il Correggio, al secolo Antonio Allegri, a puntare le sue &#8220;chances&#8221; su santa Caterina d&#8217;Alessandria che nel lontano 305 d.C. non esitò ad affrontare il martirio dopo il suo rifiuto di sposare il giovane governatore [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Colpisce la particolare iconografia religiosa che assume i toni di un discorso colloquiale e intimissimo, intriso di affetti domestici</p>
<p>E&#8217; il Correggio, al secolo Antonio Allegri, a puntare le sue &#8220;chances&#8221; su santa Caterina d&#8217;Alessandria che nel lontano 305 d.C. non esitò ad affrontare il martirio dopo il suo rifiuto di sposare il giovane governatore d&#8217;Egitto e Siria, Massimino Daia, e che, dopo aver respinto l&#8217;invito della sua amata a riconoscere Gesù Cristo redentore dell&#8217;umanità, per il &#8220;no&#8221; alle nozze, condannò la diciottenne fanciulla in fiore, figlia di nobili residenti ad Alessandra, ad una morte terribile: una grande ruota dentata farà scempio del suo corpo. Sarà un miracolo a salvare la ragazza che verrà poi decapitata. Secondo la leggenda, uno stuolo di angeli trasportera&#8217; il suo corpo da Alessandria al Sinai, dove ancora oggi l&#8217;altura vicina a Gebel Musa, &#8220;Montagna di Mosé, viene denominata Gebel Katherin. Secondo alcuni studiosi, il racconto leggendario indica, trasfigurandola, un&#8217;effettiva traslazione del corpo sul monte, avvenuta però in epoca successiva.<br />
Dal Gebel Katherin, infine, in data sconosciuta, le spoglie furono trasportate nel monastero a lei dedicato, sotto quel monte. Diversa è la sorte che toccò al suo carnefice. Dopo la condanna di Caterina, nel 307, Massimino si proclamerà &#8220;Augusto&#8221;, cioè imperatore, morendo suicida sei anni dopo, esattamente nel 313. Proprio sulla bellissima Caterina il Correggio sperimenta la sua particolare iconografia religiosa che, pur prendendo le mosse da altri due grandi del Rinascimento, Michelangelo Raffaello, assume in lui i toni di un discorso colloquiale e intimissimo, intriso di accattivanti affetti familiari. Un discorso che raggiungerà L&#8217;acme nello &#8220;Sposalizio mistico di santa Caterina d&#8217;Alessandria&#8221;, conservato oggi nel museo del Louvre, dove i due santi Caterina e Sebastiano, si propongono come protagonisti di una scena campestre dolcemente giocosa, in aperta contraddizione con la violenza della loro tragica fine. Ne sono una riprova sia la grazia elegante, sia la sensualità morbida e ironica che il Correggio riesce ad esprimere in quanto per lui l&#8217;arte e il mezzo più efficace per riprodurre la vita nel suo aspetto più persuasivo e domestico. La stessa piacevole grazia ritroviamo nel &#8220;Matrimonio mistico di santa Caterina d&#8217;Alessandria&#8221;, ora esposto nella galleria antiquaria di Giuseppe Visceglie, in via Calefati 161, tra i tanti cimeli del passato; un matrimonio che raffigura la Madonna con Gesù Bambino attorniata da Santa Caterina da San Sebastiano. E che è da considerarsi, per il suo impeccabile aplomb, della scuola el grande Antonio allegri. Come attestano un timbro ed un &#8220;expertise&#8221; scoperti dall&#8217;antiquario sul retro del dipinto, che sfoggia anche una bellissima cornice coeva. (m.v.c)</p>
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		<title>La misteriosa dama inglese è davvero in odore di scandalo ?</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 09:27:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quasi in giallo nella galleria di Giuseppe Bisceglie Di fronte a quel bellissimo pastello che ritraeva con sedicenti &#8220;nuances&#8221; una bellissima dama inglese, qualche esperto aveva avanzato più di un nome. Ma lui l&#8217;antiquario barese Giuseppe Bisceglie scopritore di quella accattivante opera nella terra di Albione, non ha voluto azzardare alcuna attribuzione nè  sul personaggio [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Quasi in giallo nella galleria di Giuseppe Bisceglie</strong></p>
<p>Di fronte a quel bellissimo pastello che ritraeva con sedicenti &#8220;nuances&#8221; una bellissima dama inglese, qualche esperto aveva avanzato più di un nome. Ma lui l&#8217;antiquario barese Giuseppe Bisceglie scopritore di quella accattivante opera nella terra di Albione, non ha voluto azzardare alcuna attribuzione nè  sul personaggio effigiato né tantomeno, in assenza di qualsiasi firma, sull&#8217;autore. Pertanto non ha preso considerazione nessuna delle ipotesi avanzate dagli studiosi del ramo preferendo avere prove certe per addivenire alla soluzione di questo rompicapo d&#8217;epoca. Comunque in ogni caso molti indizi portavano e tutto oggi ci portano ad una nobildonna Caroline Spencer Lamb, sposa avvenente ma infelice di William Lamb vissuta nei primi decenni dell&#8217;Ottocento. Conduceva una vita piuttosto tranquilla al limite della noia quando un bel giorno il suo placido Menaggio venne travolto dall&#8217;improvviso inatteso incontro con un bellissimo dandy &#8211; Lord Byron appunto &#8211; noto nell&#8217;alta società londinese per le frequenti scorribande nel regno di Eros. Non appena lo vide Caroline prova una fitta al cuore e la passione divampò con tanta veemenza e senza ritegno sotto gli occhi di tutti. A tal punto che la poverina fu costretta a confessare ad un&#8217;amica certi risvolti di quell&#8217;attrazione fatale: &#8220;Si lo so è pazzo, pericoloso, cattivo ma quella bella faccia è il mio destino&#8221; e per quella bella faccia la tapina non esitò a compromettere la sua reputazione con una scandalosa &#8220;liaison&#8221; che la portò per ben due volte in seguito a ripetuti abbandoni del focoso amante, a due tentativi di suicidio. Eppure fino alla comparsa di &#8220;quel sulfureo mito vivente&#8221; era stata, come si suol dire, una donna tutta casa e chiesa ma le cose purtroppo mutarono profondamente a seguito del fatale incontro con Lost Byron. Anzi ad onor del vero tutto ebbe inizio un po&#8217; prima con la lettera di romanzo scritto dal chiacchierato dandy dal titolo &#8220;il pellegrinaggio del giovane Aroldo&#8221;. Un romanzo in cui l&#8217;autore si diffondeva con precisi e piccanti particolari sulle avventure di playboy e cortigiane. Ormai tutta Londra era al corrente della rovinosa relazione di Carolina che era -  si mormorava in giro &#8211; come una porta spalancata sull&#8217;abisso. Un abisso nel quale era sprofondata senza alcuna possibilità di tornare a galla. A  questo punto una domanda d&#8217;obbligo: il psastello intercettato da Giuseppe Visceglie ritrae davvero Caroline Spencer Lamb ? l&#8217;interpellato ovviamente evita di dare una risposta; si limita solo a sfoderare un enigmatico sorriso che dice e non dice. E&#8217;  che alimenta ancora di più i dubbi su un &#8220;giallo&#8221; del primo Ottocento.</p>
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		<title>I centrotavola un tempo erano ricchi di golosità e anche di fiori</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 17:34:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In sheffield o in argento mandano suadenti richiami insieme con altri oggetti del desiderio: dalle caraffe ai candelieri, dalle legumiere ai rinfrescatoi, dalle porcellane ai vetri, a tante curiosità. &#8220;Epergnè&#8221;? Carneade, chi era costui? Il dilemma di manzoniana memoria ci assale all&#8217;improvviso mentre ammiriamo &#8220;gli oggetti del desiderio&#8221;, in sheffield o in argento, disseminati qua [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In sheffield o in argento mandano suadenti richiami insieme con altri oggetti del desiderio: dalle caraffe ai candelieri, dalle legumiere ai rinfrescatoi, dalle porcellane ai vetri, a tante curiosità.</strong></p>
<p>&#8220;Epergnè&#8221;? Carneade, chi era costui? Il dilemma di manzoniana memoria ci assale all&#8217;improvviso mentre ammiriamo &#8220;gli oggetti del desiderio&#8221;, in sheffield o in argento, disseminati qua e là su tavole imbandite e tutti rigorosamente d&#8217;epoca; dal secolo dei Lumi all&#8217;Ottocento, fino a lambire il Liberty e il il Deco, e con qualche affondo negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale. La preziosa passerella, allestita da Giuseppe Visceglie, nella nuova galleria, attigua alla prima, in via Calefati 167, a Bari, spazia dalle caraffe ai candelieri, dalle legumiere ai rinfrescatoi, dalle porcellane ai vetri, a tante chicche curiose. Compresi gli è epergnes&#8221;.. A questo punto è d&#8217;obbligo la spiegazione. Gli &#8220;epergnes&#8221; non sono altro che dei centrotavola, già in uso verso la metà del Settecento e molto apprezzati da Giorgio IV d&#8217;Inghilterra. Il sovrano non amava soltanto la buona tavola ma voleva anche sulla sua mensa non mancassero mai fiori recisi. Un&#8217;abitudine che fu immediatamente imitata, trasformandosi in moda.<br />
Eravamo nel 1820 e la nascita delle serre, che garantivano fiori freschi per tutto l&#8217;arco dell&#8217;anno, favorì ulteriormente il diffondersi di tale usanza e anticipò l&#8217;esigenza di trasformare la struttura dei centrotavola, ossia degli &#8220;epergnes&#8221;. Questi ultimi erano costituiti da un&#8217;alzata centrale a forma di coppa, dalla quale si dipartiva un calice per contenere fiori. Dallostesso fusto, inoltre, a volte fuoriuscivano<br />
bracci che sostenevano contenitori più piccoli. In altre parole, la versione ridotta dei &#8220;sut-tout&#8221; che, opulenti nella dimensione del decoro, dominavano ogni banchetto. Pratici, funzionali e al tempo stesso decorativi, gli epergnes comprendevano saliere, portaspezie, salsiere, dolci e,soprattutto, gli immancabili fiori. Il nome, benché fossero stati adottati soprattutto in Inghilterra, tradisce la sua origine francese. Derivano,infatti, dal verbo èpagner, &#8220;risparmiare&#8221;, a conferma dell&#8217;esigenza di conciliare, in un unico pezzo, un centro tavola elegante, utile alle necessità del pranzo e soprattutto poco ingombrante . Del resto, il mutamento politico-economico avvenuto nell&#8217;ottocento non poteva non riflettersi nelle abitudini sociali, compresa l&#8217;arte di apparecchiare la tavola. Tanto è vero che all&#8217;abitudine di servire pietanze di volta in volta ad ogni singolo ospite subentrò l&#8217;impiego di piatti da portata, sistemati al centro della tavola e dei quali i commensali si servivano direttamente. Di qui il &#8220;boom&#8221; degli &#8220;epergnes&#8221;: in argento (quelli più raffinati) oppure in argento e cristallo oppure semplicemente in vetro, rigorosamente dotati di portafiori, ebbero una grande diffusione in tutta Europa e anche negli Stati Uniti. strettamente legati alla vita inglese, vissero la maggiore popolarità durante il periodo vittoriano, che esaltava l&#8217;intimità della casa. il salotto era il punto di incontro preferito dalle signore, dove il rito del tè pomeridiano riuniva tutti attorno ad una teiera fumante e ad un&#8217; epergne ricca di golosità. E. in omaggio a re Giorgio IV, anche di fiori. (m.v.c.)</p>
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		<title>Una ribalta che sfoggia intarsi doc e un&#8217;età veneranda: circa tre secoli</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jul 2009 10:46:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dall&#8217;Olanda è approdata nella galleria di Giuseppe Visceglie Anche un antiquario, avvezzo di solito a convivere quasi quotidianamente con le tentazioni del passato, può prendere una cotta, come un pivellino, quando si trova al cospetto di un retaggio-doc, che, accanto al requisito della rarità, possa vantare anche il pregio del livello qualitativo e quello dell&#8217;integrita [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dall&#8217;Olanda è approdata nella galleria di Giuseppe Visceglie</strong></p>
<p>Anche un antiquario, avvezzo di solito a convivere quasi quotidianamente con le tentazioni del passato, può prendere una cotta, come un pivellino, quando si trova al cospetto di un retaggio-doc, che, accanto al requisito della rarità, possa vantare anche il pregio del livello qualitativo e quello dell&#8217;integrita assoluta, ossia la mancanza di trucchi che possano nascondere talvolta un abile e subdolo assemblaggio. Un amore a prima vista, insomma. E&#8217; capitato a Giuseppe Visceglie durante un recente viaggio nell&#8217;Olanda del Nord. Era in un mercatino delle pulci alla ricerca della solita selvaggina d&#8217;altri tempi, quando è stato avvicinato da un altro patito del tarlo che gli ha chiesto lumi su un oggetto del desiderio. Di qui le presentazioni e poi la successiva proposta del personaggio in questione a recarsi nella sua dimora per visionare alcuni mobili olandesi del Settecento.</p>
<p>Sulle prime, Giuseppe Visceglie stava per declinare l&#8217;invito in base a talune personali e deludenti esperienze che lo avevano portato davanti a rifacimenti e a copie maldestre che i titolari vantavano come &#8220;capolavori da museo&#8221;. Poi. dietro la cortese insistenza dell&#8217;interlocutore, ha optato per il si. E quale e stata la sua sorprendente meraviglia? Quella di trovarsi in una magione d&#8217;alto bordo in cui c&#8217;erano autentici mobili del Settecento. Per poco all&#8217;esterrefatto Giuseppe non e venuto un colpo quando ha visto una ribalta, risalente al secolo dei Lumi, che sfoggiava intarsi raffinati e seducenti, come un Maggiolini d&#8217;alto lignaggio. Ribalta che possiamo oggi ammirare nella sua galleria antiquaria, in via Calefati 161, a Bari, tra una miriade di altre tentazioni, come dipinti, avori e sculture. Ma, ad onor del vero, è l&#8217;&#8221;olandesina&#8221; ad attirare la nostra attenzione, anche per le contenute dimensioni che ne fanno un mobile &#8220;passe-partout&#8221;, mobile cioe che può essere inserito in qualsiasi ambiente: persino in un ampio ingresso, perche da solo riesce a dare un tocco di raffinato aplomb agli altri orpelli che dovessero trovarsi nella stessa &#8220;location&#8221;.</p>
<p>La ribalta, come si evince dallo stesso nome, è munita di un piano ribaltabile che funge solitamente da scrittoio. Più specificatamente, il termine indica l&#8217;anta o il piano che si può abbassare in avanti grazie a perni o cerniere, ed essere sostenuto saldamente da catenelle o da montanti estraibili, venendo in tal modo a formare un piano da scrittoio.E allora? Non ci resta che vincere ogni titubanza per assicurarsi in tutta fretta questo retaggio che vanta circa tre secoli. Anche se non dovessimo avere dono della scrittura!</p>
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		<title>Il fascino discreto della borghesia in due splendidi cassettoni Biedermeier</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 16:12:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In legno di betulla e con gambe piramidali, sprigionano un&#8217;aura intima e rassicurante, insieme con il gusto e la cultura di un&#8217;epoca nata all&#8217;indomani della bufera napoleonica. &#8220;Biondo, era bello e di gentile aspetto&#8221;. Ha le sembianze di un principe nordico il mini-scrittoio a pianta ovale e a tutto tondo, al quale Eva confida i [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In legno di betulla e con gambe piramidali, sprigionano un&#8217;aura intima e rassicurante, insieme con il gusto e la cultura di un&#8217;epoca nata all&#8217;indomani della bufera napoleonica.</p>
<p>&#8220;Biondo, era bello e di gentile aspetto&#8221;. Ha le sembianze di un principe nordico il mini-scrittoio a pianta ovale e a tutto tondo, al quale Eva confida i sogni e le sue ansie quotidiane. E lo stesso colore sfoggia una secrétaire a forma di lira con intagli e impiallacciatura in noce. L&#8217;uno e l&#8217;altro sono due retaggi Biedermeier, testimoni prestigiosi dell&#8217;epoca borghese nel cuore dell&#8217;Europa asburgica. E in stile Biedermeier sono anche due cassettoni- un&#8217;autentica rarità perché è difficile trovarli in coppia &#8211; che sciorinavano le loro grazie d&#8217;altri tempi nella galleria antiquaria di Giuseppe Visceglie, in via Califfati 161, a Bari, dove sono in passerella con altri oggetti del desiderio: divani, lampade, vetri, ceramiche e dipinti. Entrambi cassettoni &#8211; in legno di betulla, con grandi con gambe piramidali e applicazioni mezze colonne, incastonate agli angoli &#8211; sprigionano quell&#8217;aurea intima, domestica, rassicurante che fece dire a Mario Praz: &#8220;L&#8217;Apollo del Belvedere indossa ora la veste da camera, infila le pantofole, impugna la pipa&#8221;. Un&#8217;espressione colorita per definire, in termini lapidari, il gusto e la cultura di un&#8217;epoca che, all&#8217;indomani della bufera napoleonica, ritrova la gioia di vivere tra le mura domestiche, dicendo addio alle trasgressioni, mettendo al bando le evasioni extra-moenia. Il termine Biedermeier. viene inventato di sana pianta da due scrittori satirici &#8211; Kunssmanl e Eichhrodt &#8211; per indicare un personaggio immaginario assunto ad esempio dalla media borghesia, tutto proteso a risolvere i problemi della sua vita privata, senza particolari interessi culturali politici. Un personaggio che l&#8217;antitesi del play-boy: un marito ideale e fedele con un fiammifero svedese che si accende solo sulla propria scatola. Tale universo prende forma in Europa a ridosso del congresso di Vienna, quando relegato il &#8220;grande corso&#8221; a Sant&#8217; &#8216;Elena, il vecchio continente torna al suo volto pre-rivoluzionario, rimettendo sul trono i sovrani regnanti &#8220;per volontà divina&#8221;. Ma la restaurazione, pilotata dall&#8217;imperatore e dall&#8217;inflessibile cancelliere Klemens von Metternich, deve fare i conti con una nuova classe uscita vittoriosa dalla grande tenzone: la borghesia. Che, ormai gettato alle ortiche la posizione di sudditanza, si considera alla pari della vecchia aristocrazia. E non fa mistero su due obiettivi prioritari: pace e tranquillità. In tale contesto trova alimento il suo culto per la famiglia, i figli, l&#8217;amicizia. Niente grandi ideali, ma solo piccoli interessi da coltivare nel pomeriggio casalingo. Ovviamente, anche il gusto subisce una sterzata: al rigoroso splendore del neoclassicismo e all&#8217;enfasi dell&#8217;Impero subentrano mobili e arredi che privilegiano comfort, funzionalità e qualità della vita. E i pregi tale scelta si possono toccare con mano nei due cassettoni Biedermeier. E nei quali &#8211; ribadiamo &#8211; si possono gustare il piacere borghese del bello. il rigore di un quotidianità priva di velleità politiche. Insomma, una borghesia che ricerca il pregio piuttosto che i segni di una ricchezza sfarzosa negli oggetti di cui si circonda e negli ambienti in cui vive. come attestano, in latri termini, i due esemplari offerti da Giuseppe Visceglie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nel carniere dell&#8217;antiquario un orologio che parla d&#8217;amore</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 11:04:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;autentica chicca nella galleria di Giuseppe Visceglie Giuseppe Visceglie &#8211; è noto &#8211; ha un fiuto infallibile nella ricerca di oggetti del desiderio d&#8217;altri tempi. Ne abbiamo avuto riprove più volte, quando è riuscito a stanare selvaggina-doc nei luoghi più impensabili. Questa volta ha superato ogni più rosea previsione: nel suo carniere sono finiti due [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un&#8217;autentica chicca nella galleria di Giuseppe Visceglie</strong></p>
<p>Giuseppe Visceglie &#8211; è noto &#8211; ha un fiuto infallibile nella ricerca di oggetti del desiderio d&#8217;altri tempi. Ne abbiamo avuto riprove più volte, quando è riuscito a stanare selvaggina-doc nei luoghi più impensabili. Questa volta ha superato ogni più rosea previsione: nel suo carniere sono finiti due splendidi orologi da tavolo che risalgono ai primi lustri dell&#8217;Ottocento: l&#8217;uno, in bronzo satinato, racconta una romantica &#8220;love story&#8221; di cui è protagonista un insolito paraninfo: un cagnolino. II quale viene addestrato dal padrone per consegnare un segreto messaggio all&#8217;amata. L&#8217;altro orologio, invece, sempre in bronzo, affida le sue &#8220;chances&#8221; ad un negretto il quale sorregge a fatica sulle spalle il fardello di un quadrante. Da precisare che questi eleganti tic-tac &#8211; venuti per la prima volta alla luce nel secolo dei Lumi &#8211; sono per lo più a molla o a pendolo. II loro maggiore ingombro ha consentito di raggiungere, sin dal Settecento, anche una certa precisione nella misura del tempo. Dapprima si puntò all&#8217;ora esatta, ma tale traguardo non bastava, ci voleva il calendario. Poi vennero le fasi della Luna, gli scarti dei fusi orari , la sveglia.</p>
<p>E ancora: la campana ogni quarto d&#8217;ora. E così via, di complicazione in complicazione. Ma &#8211; ad onor del vero &#8211; le ragioni per cui oggi questi segnatempo vengono contesi dai collezionisti sono ovviamente diverse: il tempo che interessa non e quello delle ore o dei minuti quanto quello del passato che tali piccoli capolavori rappresentano: lo splendido Settecento degli ultimi re di Francia e dei fornitori reali: i Bruel, i Mugnier, i Sallot. E ancora: i Valle, i Kinable. Artisti, più che semplici artigiani, di straordinaria polivalenza. Insomma è l&#8217;orologio-oggetto. Che nasce come pura decorazione o come più complessa scultura, rifacendosi ai temi delle arti maggiori, personaggi e scenari del mito greco e romano, divinità, ninfe, amorini, fauni, allegorie. Il mondo dei potenti ha bisogno di un&#8217;ultima illusione, la regina e le dame si travestono da pastorelle e i nobili si divertono alle commedie di Beumarchais, come se non fossero loro che, tra poco, pagheranno il costo alla Rivoluzione. Forse anche noi abbiamo bisogno di sognare. Ma questi oggetti del desiderio hanno una valenza che va al di là del mero dato estetico.</p>
<p>Sono anche un ottimo investimento per salvaguardare i nostri risparmi dai tiri mancini dell&#8217;inflazione. Il loro valore cresce di giorno in giorno e un domani, quasi certamente, ci troveremo tra le mani un mini-tesoro.</p>
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		<title>Nella galleria antiquaria una vergine con il viso della primavera del Botticelli</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 15:12:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sfoggia un&#8217;avvincente gamma cromatica nella quale prevale un colore blu-cobalto di celestiale &#8220;aplomb&#8221; Quando lo ha visto per la prima volta, per poco all&#8217;antiquario Giuseppe Visceglie non è venuto un colpo. Di primo acchito aveva pensato addirittura di trovarsi di fronte ad un&#8217;opera michelangiolesca, come il &#8220;Tondo Doni&#8221;; poi, ad uno sguardo più attento sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sfoggia un&#8217;avvincente gamma cromatica nella quale prevale un colore blu-cobalto di celestiale &#8220;aplomb&#8221;</p>
<p>Quando lo ha visto per la prima volta, per poco all&#8217;antiquario Giuseppe Visceglie non è venuto un colpo. Di primo acchito aveva pensato addirittura di trovarsi di fronte ad un&#8217;opera michelangiolesca, come il &#8220;Tondo Doni&#8221;; poi, ad uno sguardo più attento sono emersi riferimenti, sempre più chiari, alla grande pittura toscana. Una &#8220;Sacra Famiglia&#8221;, dunque, di alto lignaggio, nata però nel secolo dei Lumi, precisamente nella scia della Scuola di Sandro Botticelli. Di fronte ad un&#8217;opera del genere &#8211; che sfoggia anche una cornice coeva, tutto in legno intagliato e dorato in oro zecchino &#8211; la prima mossa dell&#8217;antiquario è stata quella di assicurarsi il dipinto in questione; dipinto che oggi possiamo ammirare, con altri oggetti del desiderio, nella sua galleria a Bari, in via Calefati, 161; e toccare anche con mano per toglierci ogni dubbio, tanta è la perfezione cromatica, che si tratti effettivamente di un olio su tela. Quanto a Sandro Botticelli, cui la &#8220;Sacra Famiglia fa riferimento, si diceva che fosse un &#8220;greco resuscitato&#8221; perché il suo pensiero vagava lontano, con tanti dubbi per il presente e tanta nostalgia della bellezza del passato. Le sue, più che Madonne, sembravano ninfe meravigliose, nei cui sguardi si coglievano l&#8217;inquietudine e la malinconia di una Firenze quattrocentesca, pregna di contrasti. C&#8217;era Lorenzo il Magnifico, un principe che amava le arti e gli artisti, la poesia e le feste, organizzava giostre di cavalieri, corse di tori per le vie, incontri nei giardini in fiore. Ne è una riprova la più celebre &#8220;stanza&#8221; di Angelo Poliziano: &#8221; I&#8217; mi trovai, fanciulle, un bel mattino di mezzo maggio in un verde giardino&#8230;&#8221; E in quel clima idilliaco prospera una nuova filosofia che cerca di unire le credenze pagane gli antichi dei con la religione cristiana: il corpo e la natura devono esistere solo per contenere un&#8217;anima divina. Solo in tal modo è possibile raggiungere la Bellezza. In virtù di tale concezione i corpi nei quadri di Botticelli si fanno sempre meno reali, e fuori dal tempo. I volti sono trasparenti ma non si riempiono di luce; preferiscono restare in penombra mentre i piedi sfiorano il terreno senza calpestarlo. Poi la svolta decisiva avviene nel 1482, quando a Firenze approda un piccolo monaco, Savonarola, che lancia tuoni e fulmini contro tutto ciò che non sia purezza. In ossequio alle sue predicazioni ornamenti muliebri carte e dadi di giocatori accaniti, liuti e libri di poesie finisco nel gran &#8220;Rogo della vanità&#8221; nel giorno del Carnevale del 1497. Sandro, e colui gli altri artisti tormentati come Michelangelo, gettano nel rogo molti di loro quadri non religiosi. Si salvano solo i dipinti che hanno per oggetto Madonna e Bambinelli, comprese le Sacre Famiglie. Come quella recuperata dall&#8217;antiquario Giuseppe Visceglie, che oggi manda suadenti richiami nella Galilea barese con i suoi avvincenti colori, tra i quali prevale blu cobalto. E la Vergine? Nonostante tutte le precauzioni dell&#8217;Autore di non cedere alle lusinghe del profano, ha lo stesso viso della Primavera! (m.v.c.)</p>
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		<title>In porcellana istoriata di Vienna le “consoles” della dama di corte.</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 11:06:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una chicca d&#8217;epoca (Luigi XVI) nella galleria di Giuseppe Visceglie Erano arrivate da Parigi le due &#8220;consoles&#8221; Luigi XVI, lactate e dorate a foglia d&#8217;oro zecchino, con ripiani in una unica lastra di porcellana di Vienna. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che erano nate, non nella &#8220;città dalla mille feste&#8221;, ma proprio nella capitale [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una chicca d&#8217;epoca (Luigi XVI) nella galleria di Giuseppe Visceglie</strong></p>
<p>Erano arrivate da Parigi le due &#8220;consoles&#8221; Luigi XVI, lactate e dorate a foglia d&#8217;oro zecchino, con ripiani in una unica lastra di porcellana di Vienna. Ma nessuno avrebbe mai potuto immaginare che erano nate, non nella &#8220;città dalla mille feste&#8221;, ma proprio nella capitale austriaca, all&#8217;ombra della corte imperiale. Una storia che è venuta alla ribalta grazie alla tenacia dell&#8217;antiquario barese Giuseppe Visceglie, che non ha esitato un attimo a raccogliere dati sul passato di quei due oggetti del desiderio approdati nella sua galleria, in via Calefati 161, polarizzando l&#8217;attenzione dei patiti del tarlo, tra tante testimonianze d&#8217;epoca, con il loro particolare fascino d&#8217;altri tempi. E così, chiedendo a destra e manca, l&#8217;antiquario 007 è riuscito a sapere che quelle due stupende &#8220;consoles&#8221; erano state cornmissionate da una dama di corte dell&#8217;imperatrice d&#8217;Austria Maria Teresa ad un valente ebanista-pittore che era al servizio dell&#8217;Hofburg, il palazzo imperiale, in cui dimorava, con il suo &#8220;entourage&#8221;, la prolifica mamma di Maria Antonietta di Francia.</p>
<p>A quanto ha appreso Giuseppe Visceglie, la dama, valente musicista e apprezzata concertista durante le numerose esibizioni all&#8217;Hofburg, voleva fare un dono particolare al marito, uomo di scienza e medico di corte. E così, senza pensarci su due volte, ordinò all&#8217;ebanista-pittore di realizzare due &#8220;consoles&#8221; con ripiani di porcellana uguali, ma con differenti decorazioni. Una delle lastre, infatti, sfoggiava (e sfoggia) un accattivante omaggio alla scienza, come attestano i vari strumenti scientifici disseminati qua e la, compresa l&#8217;augusta presenza, su un cocchio, del dio della medicina, Esculapio; l&#8217;altra lastra, invece, eleva un autentico peana alla musica, ed in particolare alla musa Polimnia , che presiedeva, come noto, anche al canto e alla danza. E anche qui l&#8217;ignoto artista &#8211; che si firma con la sigla &#8220;W.R.&#8221; &#8211; ha inteso esaltare le doti della pianista di sangue blu con una rappresentazione mitologica in cui Polimnia è accanto ad un carro trainato da cavalli bianchi e guidato dal dio Mercurio, mentre alcuni puttini suonano strumenti musicali, come la cetra e la lira. Insomma, due consoles di tutto rispetto, che irretiscono l&#8217;inclito e l&#8217;incolto grazie ad un eccelso valore aggiunto: le scene mitologiche su porcellana.</p>
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		<title>Nella rete dell&#8217;antiquario-doc due autentiche perle del passato</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 16:34:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si tratta di una pregevole &#8220;Sacra Famiglia&#8221; del Seicento e di un raro cassettone di transizione in noce (Luigi XV e XVI) dai raffinati intarsi Giuseppe Visceglie ha sempre operato nel mondo delle tentazioni del passato, dapprima come provetto restauratore, poi nelle vesti di antiquario-doc. E grazie proprio a questa diuturna dimestichezza con gli oggetti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si tratta di una pregevole &#8220;Sacra Famiglia&#8221; del Seicento e di un raro cassettone di transizione in noce (Luigi XV e XVI) dai raffinati intarsi</p>
<p>Giuseppe Visceglie ha sempre operato nel mondo delle tentazioni del passato, dapprima come provetto restauratore, poi nelle vesti di antiquario-doc. E grazie proprio a questa diuturna dimestichezza con gli oggetti del desiderio&#8221; riesce sempre a capire se il retaggio in esame è davvero autentico o nasconde qualche magagna, architettata magari da mercanti senza scrupoli. E così, in un batter d&#8217;occhio, è in grado di dare una valutazione esatta: se, ad esempio, ad un vecchio cassettone è stato sostituito un piede o un piano oppure se è la risultante di un accorto assemblaggio di pezzi provenienti da più mobili della stessa epoca. Ne abbiamo un&#8217;ennesima riprova nella sua galleria, in via Califfati 161, dove è in bella mostra&#8230; la selvaggina catturata nell&#8217;ultima battuta di caccia. Ci colpiscono, in particolare, alcuni esemplari come un busto marmoreo raffigurante quasi certamente Lorenzo de&#8217;Medici. Ma più di tutti manda suadenti richiami, insieme con cassettone settecentesco, una &#8220;Madonna con Bambino&#8221; degli ultimi lustri del Seicento. &#8220;Potrebbe anche essere dei primi anni del Settecento &#8211; precisa antiquario &#8211; ma, a mio avviso, deve più ascriversi al secolo precedente perché la Vergine viene presentata con una donna più matura, c&#8217;è oltre gli anta&#8221;. Basta infatti fare un raffronto con le Madonne del De Mura per avere l&#8217;indizio in più. Senza contare che rafforzare questa ipotesi c&#8217;è una grande macchia sul lato. Macchia che, ad uno sguardo più attento, risulta essere San Giuseppe. Iconografia, quest&#8217;ultima molto in auge nel secolo in questione, in quanto, della Sacra Famiglia si puntava a mettere principalmente in risalto la Vergine e il Bambino. Su quest&#8217;ultimo, in verità, si è incentrata tutta l&#8217;abilità pittorica dell&#8217;ignoto maestro del colore, come risulta da delicato incarnato e dall&#8217;estroso panneggio che avvolge le nudità di Gesù. E veniamo ora all&#8217;altro capolavoro finito nella rete Giuseppe Visceglie. Si tratta, come si è detto, di un cassettone meridionale (oggi introvabili sul mercato) con una stupenda patina e in perfetta conservazione. E anche di quest&#8217;eccelsa come si evince dagli stessi interni e persino dai fondi di chiusura, tutti in noce. Dal che si deduce come il cassettone in questione sia stato commissionato da una famiglia aristocratica, che, evidentemente, non badava spese pur di assicurarsi un mobile di alto lignaggio. Un lignaggio che traspare finanche dal pregevole intarsio su tutti i suoi lati a forma di elica. Insomma, siamo al cospetto di un retaggio del secolo del lumi: un esemplare raro, se non unico, al quale si può dedicare una delle più belle pagine della nostra storia dell&#8217;arte. (m.v.c.)</p>
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